Giovedì 20 Luglio 2017

Guida alla scelta del pellet

   


La classificazione del pellet in base alla qualità

Il marchio europeo ENplus divide i prodotti in 3 categorie a seconda delle caratteristiche chimico-fisiche del pellet:


 A1

 


pellet di prima categoria, il più pregiato

       


A2

 


pellet di seconda categoria, è di media qualità

       


B

   

pellet di terza categoria, è il più scadente adatto solo per usi industriali




La certificazione e la provenienza

    Per essere sicuri che il pellet sia davvero certificato non basta però che ci sia il marchio:
deve sempre essere accompagnato da un numero identificativo dell'azienda, altrimenti non ha alcuna validità. 

Il numero è formato da due lettere che indicano il paese di provenienza (es. IT per Italia) e da tre cifre.

IT 000

I numeri da 0 a 299 identificano i produttori, quelli oltre 300 gli importatori:
sul sito di EN Plus si può verificare che il codice corrisponda al produttore o all'importatore effettivo.

  Detto questo, molto pellet in commercio non è certificato, anche perché circa l'80%
di quello presente sul mercato italiano è di importazione: gran parte proviene da Europa
e Paesi dell'Est, ma una quota anche da Usa, Canada, Sudamerica, Australia e perfino Nuova Zelanda.
Se il marchio di certificazione non è segnalato, bisogna verificare che ci siano almeno il nome
e i riferimenti del produttore o dell'azienda responsabile della commercializzazione.





Il residuo ceneri

    Informazioni utili – come residuo di ceneri, potere calorifico e contenuto idrico - ci vengono poi dall'etichetta.
Come leggere questi valori?
Si può fare riferimento alla norma per la certificazione il parametro più importante è il residuo di ceneri:

A1) per il pellet certificato A1 deve essere inferiore allo 0,7%

A2) per il pellet certificato A2 deve essere inferiore all'1,5

Pertanto un pellet con residuo inferiore all'1,5% è accettabile, ma è ancora migliore con un residuo inferiore allo 0,7%. 



Il potere calorifico

    Per quel che riguarda il potere calorifico, scopriamo che l'importanza di quanto scritto in etichetta è relativa.
Diversi produttori indicano valori fuorvianti, scrivendo il potere calorifico del pellet allo 'stato anidro':
possiamo trovare sulle etichette valori tipo 5,3 kWh/kg.

In realtà il potere calorifico reale del pellet è attorno ai 4,7-4,8 kWh/kg, ossia circa 16 MegaJoule.

Cifre più alte sono false: il potere calorifico non può essere considerato allo stato anidro
ma va misurato per quello specifico pellet con il suo contenuto idrico, mediamente del 6-8%. 



La materia prima

    Anche la materia prima non è determinante per capire la qualità, fatto salvo che il pellet – come previsto
dalla normativa – deve essere fatto con legno vergine che ha subito unicamente trattamenti
di tipo meccanico
(dunque niente scarti di falegnameria verniciati o incollati).

La specie legnosa conta fino a un certo punto. Anche se certe specie possono essere
particolarmente difficili, va detto che non si trova pellet di castagno o di quercia puro,
ma sempre mischiato ad altre specie, ad esempio a faggio o abete.



Il colore

    Ma la qualità del pellet si può capire a una semplice ispezione visiva?
La nota distinzione tra pellet chiaro e pellet scuro, scopriamo, non ha fondamento:
può dipendere dal tipo di essicatoio, quello a tamburo tende a tostare leggermente il pellet, dandogli un colore più scuro.

La cosa importante  è prendere in mano il sacco e vedere quanti residui di pellet sbriciolato ci sono:
deve essere compatto, molti residui indicano pellet di scarsa qualità e che ha subito lunghi spostamenti. 


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