Venerdì 24 Novembre 2017

Uso razionale dell’energia per l’agricoltura protetta

NUMERI DEL COMPARTO

Nel bacino del mediterraneo l’agricoltura in ambiente protetto si estende per circa 400.000 ettari concentrandosi prevalentemente in Spagna, Italia, Egitto, Francia, Grecia e Turchia. Nell’Europa a 27 le serre permanenti raggiungono una superfi cie di 140.000 ettari. In Italia le coltivazioni protette coprono circa 35.000 ettari, 30.000 sono dedicati alla coltivazione degli ortaggi e circa 5.000 rappresentano le serre floro-vivaistiche. Le serre permanenti si estendono per circa 6.000 ettari (Fonte ENEA). Oltre il 50% della produzione floricola e circa il 15% di quella orticola si coltiva in ambienti protetti con un coinvolgimento di circa 30.000 aziende agricole. Campania e Lazio sono le due regioni leader e rappresentano insieme oltre la metà (54%) del comparto dell’agricoltura protetta nazionale. Al nord le serre si concentrano nel bacino padano, in particolare in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte (24%). Il terzo distretto per ordine di importanza è al sud dove Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata rappresentano insieme il 15% del comparto. I materiali di copertura più impiegati sono quelli plastici (85.000 t) e le coperture rigide costituite da PMMA (Polimetilmetacrilato), lastre in PVC e materiali in fi bra di vetro (ca. 2.000 ha). Il fatturato annuo di questo comparto supera i 3 miliardi di Euro (PLV) e, su scala europea, l’industria costruttiva (strutture, impianti e componentistica) fattura circa 2 miliardi di Euro (Fonte ENEA).


 

CONSUMI ENERGETICI ED EMISSIONI

Nel bacino del mediterraneo il consumo di energia dei sistemi serra si attesta tra i 5 e i 7 Kg equivalenti di petrolio (1 kgep = 11,63 kWh) l’anno, ovvero 60-80 kWh/ m2, mentre nell’Europa centro settentrionale, dalla Germania all’Olanda, si arriva a 40-80 kgep (460-930 kWh/m2/a); tuttavia, questi carichi energetici si rilevano anche in alcune serre fl oricole del nord Italia (es. in Veneto). In Italia, attualmente il costo di riscaldamento incide indicativamente per il 30% sul costo di produzione in serra (Fonte ENEA). Le serre riscaldate sono ormai molto diffuse nel nord Italia e stanno diventando sempre più frequenti anche nelle regioni del sud. Considerando una superficie delle serre permanenti di 6.000 ha si stima un consumo per il solo riscaldamento di 300-500 ktep/anno*, ovvero 3.500-5.800 GWh/anno. In termini di biomassa corrispondono a circa 1,4-2,3 milioni di tonnellate**. A titolo esemplificativo questo quantitativo di biomassa corrisponde alla quantità consumata annualmente dalle circa 30 centrali elettriche italiane caratterizzate da un rendimento elettrico medio del 25%, che dissipando tutto il calore di processo “sprecano” oltre l’80% dell’energia primaria della biomassa. Supponendo che le serre permanenti usino tutte gasolio per il riscaldamento e ipotizzando un consumo medio di 5 kgep, si tratta di un consumo annuo di 350 milioni di litri, ovvero circa 350 mmilioni di Euro di controvalore economico “perso” – in termini di potere d'acquisto – dalle imprese e dal paese ogni anno per la fornitura di questo combustibile fossile. L’uso del gasolio e delle fonti fossili per il riscaldamento delle serre causa inoltre un signifi cativo impatto sulle emissioni di sostanze clima alteranti. Per produrre 1 MWh di energia termica utile con il gasolio sono emessi in atmosfera 325 kg di CO2-eq, perciò il riscaldamento delle serre contribuisce ad emettere circa 1,1 milioni di tonnellate di CO2-eq/ anno***, al netto degli elevati costi ambientali e sociali che la produzione, il trasporto e la contesa delle fonti fossili comportano.
 

USO RAZIONALE DELL’ENERGIA

Uno dei principali obiettivi di una moderna impresa agricola che opera nella filiera delle colture protette è, da un lato, l’abbassamento dei costi di produzione e dall’altro l’aumento dell’effi cienza produttiva. L’impiego razionale dell’energia è uno dei presupposti più importanti per raggiungere questo obiettivo, considerato il peso del costo energetico sui cicli produttivi dei sistemi serra. Di fronte ad uno scenario di progressivo maumento dei costi dell’energia e una crescente competizione sui mercati internazionali, gli operatori sono alla ricerca di soluzioni per:
• ridurre il fabbisogno energetico aziendale;
• impiegare con maggiore effi cienza l’energia;
• ridurre il costo dell’energia.
Quando la componente dei costi energetici mdi un’azienda è pari a ca. il 10% del fatturato annuo, ci sono chiaramente margini di risparmio conseguibili. Pertanto se si punta a un risparmio energetico del 20% rispetto a un fatturato medio annuo di 500.000 €, si ottiene un maggiore profi tto annuo di 10.000 €. Nel comparto delle colture protette sono conseguibili risparmi energetici dell’ordine del 5-30% in molti settori produttivi. Sebbene dopo la crisi energetica degli anni ‘70 siano stati fatti notevoli sforzi per la razionalizzazione dell’uso dell’energia nelle serre, esistono attualmente in molti casi ancora notevoli margini di risparmio energetico. Nelle serre più del 90% del fabbisogno menergetico complessivo è attribuibile al riscaldamento. Con le seguenti misure di riduzione si possono conseguire importanti risparmi energetici e riduzioni dei costi.

Fonte: ENAMA - Progetto biomasse)


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