Giovedì 20 Luglio 2017


Biomasse agroforestali

Le biomasse combustibili sono definite dal Dlgs 3 aprile 2006 n. 152 “Norme in materia ambientale”. Tra queste rientrano tutte le biomasse di origine agricola, forestale e industriale che abbiano subito nel corso del loro processo produttivo solo lavorazioni di tipo meccanico, per questo defi nite anche “biomasse vergini”. Tra le biomasse combustibili rientrano anche i “materiali vegetali prodotti da interventi di potatura” ovvero le potature delle coltivazioni legnose agricole (vigneti, frutteti, oliveti, noccioleti, ecc) oltre a sottoprodotti dell’attività agricola quali sansa e nocciolino.


CIPPATO DI LEGNO

L’Italia ha raddoppiato la sua superficie forestale negli ultimi cinquant’anni, oggi supera i dieci milioni di ettari, con 2-3 milioni di ettari in fase di conversione naturale verso il bosco. La causa è la cessazione delle attività primarie e quindi l’abbandono di ampie porzioni di territorio montano e collinare, che sono state colonizzate spontaneamente dal bosco. Attualmente preleviamo in media solo il 20% dell’incremento legnoso annuo (36 Mm3), pertanto nella maggior parte delle regioni alpine e appenniniche le biomasse legnose risultano molto abbondanti e sotto utilizzate. Il cippato di legno è ottenuto dalla cippatura dei residui delle utilizzazioni boschive. Le caratteristiche qualitative del cippato di legno a uso energetico sono defi nite dalla norma UNI EN 14961-4:2011. La qualità del cippato e il suo costo di produzione sono influenzati dal tipo di materiale di partenza e dall’articolazione del processo produttivo. Le caratteristiche qualitative del cippato sono importanti sia per la scelta della tecnologia di combustione sia per la definizione del prezzo di acquisto.



CIPPATO DA POTATURE AGRICOLE

In Italia ci sono circa 2 milioni di ettari di oliveti e vigneti che producono ogni anno oltre 2 milioni di tonnellate di potature (ca. 10 milioni di MWh primari) quasi sempre inutilizzate o bruciate a cielo aperto, con pesanti ripercussioni sulla qualità dell’aria. Un interessante coltura legnosa per l’impiego energetico è rappresentata anche dai corileti che coprono in Italia quasi 70.000 ettari, principalmente in Lazio, Campania e Piemonte. Tali potature, previa raccolta, stagionatura e trinciatura, possono esprimere un grosso potenziale energetico, basti pensare che la produttività annuale per ettaro varia mediamente da 1,5 a 4,5 t.

Qualità e costi di produzione
La qualità del cippato è infl uenzata principalmente dalla macchina impiegata per la raccolta e dal tipo di specie legnosa. Da questo punto di vista la vite rappresenta il materiale più problematico. Nel caso dell’olivo e del nocciolo si ottengono invece i migliori risultati in termini di pezzatura del cippato. I costi di produzione del cippato da potature variano ampiamente in funzione del tipo di cantiere di raccolta e delle macchine impiegate.

 Contenuto energetico, composizione chimica, emissioni
Il contenuto energetico delle potature legnose agricole è del tutto simile a quello del legno, si attesta intorno a 2,5 MWh/t con un contenuto idrico del 40% circa.
Le potature hanno un contenuto in ceneri generalmente superiore a quello del legno di origine forestale (ca. 0,5-2% da tronchi sramati), nel caso della vite aumenta sensibilmente fi no ad arrivare al 4% della sostanza secca. Nelle potature di vite i livelli di azoto e di rame sono superiori rispetto ai valori medi rilevati nel legno non trattato; questo è - con ogni probabilità - riconducibile ai trattamenti fitosanitari ai quali è comunemente sottoposta la vite. Tuttavia, sulla base dei risultati di test di combustione, le lievi differenze riscontrate non comportano un evidente effetto negativo sul fattore di emissione sia riguardo gli ossidi di azoto che le polveri totali. Anche il cloro rilevato, principale elemento precursore di diossine e furani, si mantiene sotto il valore medio del legno vergine. Pertanto, la combustione delle potature in moderni generatori di calore, in alternativa alla pratica della combustione a cielo aperto, consente di ottenere notevoli benefici sulla qualità dell’aria. Nel caso di generatori con potenza superiore 1 MWt è sempre raccomandabile l’applicazione di un filtro a maniche o elettrofi ltro a valle del separatore a gravità (multiciclone). Questa confi gurazione garantisce livelli di emissione di polveri inferiori ai 10 mg/Nm3, come dimostrano i dati rilevati presso gli impianti in funzione da più anni.

Potature legnose in forma di pellet, briquettes e cialde

A livello locale talvolta sono disponibili potature legnose in forma di pellet briquettes o cialde. Questi biocombustibili densificati di origine agricola, rispetto al cippato da potature, sono caratterizzati da una maggiore standardizzazione qualitativa (pezzatura omogenea, contenuto idrico <10-14%) ed elevata densità energetica. Queste caratteristiche offrono vantaggi sia in fase di combustione (fattori di emissione) sia in fase logistica (trasportabilità, spazi di stoccaggio). Tuttavia, sono caratterizzate da un maggiore costo dell’energia primaria.



SANSA E NOCCIOLINO

Nei frantoi tradizionali la sansa prodotta, almeno in parte, è spesso impiegata a fini energetici principalmente per l’auto-consumo. Mentre per i frantoi con lavorazione continua è conferita ai sansifi ci che previa disoleatura la re-immettono sul mercato come biocombustibile sfuso o confezionato. Tra i possibili utilizzi del sottoprodotto sansa vi è appunto quello energetico, praticato più o meno diff usamente nel centro e sud Italia. Da un punto di vista normativo la sansa è contemplata nel Testo Unico Ambientale (Dlgs. 152/2006) sia come “materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli” sia come “sansa di oliva disoleata”. Un’ulteriore fi liera commerciale molto consolidata nel centro-sud riguarda l’uso energetico del nocciolino di sansa, specie alla luce delle innovazioni tecnologiche recentemente introdotte sul mercato che consentono la denocciolatura in pre-spremitura. Rispetto alla sansa, il nocciolino è un biocombustibile ancor meno problematico e diff usamente impiegato nell’alimentazione di caldaie automatiche. Il prezzo di mercato della sansa esausta può variare da 120 a 140 €/t, mentre il nocciolino ha un prezzo un po’ più elevato 150-160 €/t (trasporto incluso).


(Fonte: ENAMA - Progetto biomasse)

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